Johan Davidsson

Johan Davidsson (né le à Jönköping en Suède) est un joueur professionnel de hockey sur glace.

Il commence sa carrière professionnelle en jouant dans l’équipe de sa ville natale, le HV 71 qui évolue dans l’Elitserien alors qu’il n’a que seize ans, le 14 janvier 1993. Dès la saison suivante, il se fait une place dans l’effectif de son équipe. En 1994, lors du repêchage d’entrée dans la Ligue nationale de hockey il est choisi en première ronde par les Mighty Ducks d’Anaheim (28e choix au total) mais il continue à jouer dans son pays et ne rejoint l’Amérique du Nord qu’en 1998 après un passage d’une saison dans le championnat finlandais (SM-liiga) avec l’équipe du HIFK Helsinki.

Il joue la quasi-totalité de sa première saison en Amérique du Nord dans la LNH, même s’il réalise une dizaine d’apparitions dans la Ligue américaine de hockey avec l’équipe affiliée à la franchise de la LNH : les Mighty Ducks de Cincinnati. La saison suivante, il commence à jouer avec les Ducks puis finit la saison avec les Islanders de New York mais décide par la suite de revenir jouer en Europe pour le club du Blues Espoo en Finlande pour une saison.

En 2001, il retourne jouer à Jönköping pour son premier club et devient rapidement le capitaine de la formation. En 2005, il signe une prolongation de contrat le liant à l’équipe de Jönköping jusqu’à la fin de la saison 2009-10.

En 1995 et 2004, il a remporté avec HV 71 le titre de champion de Suède.

En 2002, il est choisi pour jouer le Match des étoiles de l’Elitserien et en 2003 et 2004, il fait partie de l’équipe type de la saison.

Lors des séries éliminatoires de 2004, il est le joueur qui réalise le plus de points et de passes décisives de la ligue. La même année, il reçoit le Palet d’or décerné au meilleur joueur suédois de la saison.

Pour les significations des abréviations, voir statistiques du hockey sur glace.

Il représente la Suède au cours des compétitions internationales suivantes :

9Championnat du monde

Naughty by Nature

Naughty by Nature ist ein US-amerikanisches Hip-Hop-Duo, das ursprünglich aus den drei Mitgliedern Treach, Vin Rock und DJ Kay Gee bestand. Die Gruppe wurde im Jahr 1988 gegründet, 2000 trennte sich DJ Kay Gee wegen finanzieller Differenzen von der Gruppe.

Die Mitglieder stammen aus East Orange, New Jersey (umgangssprachlich auch „Illtown“ genannt). Zu ihren größten Hits gehören O.P.P. (Other People’s Property) (1991), Ghetto Bastard (Everything’s Gonna Be Alright) (1992) und Hip Hop Hooray (1993). Treach war ein guter Freund des verstorbenen Tupac Shakur und hat ihm einen Song namens Mourn You Til I Join You gewidmet. O.P.P. (Other People’s Property) gehörte zum Soundtrack des im Jahre 2005 erschienenen Kriegsdramas Jarhead – Willkommen im Dreck. Das Album Poverty’s Paradise erhielt bei den Grammy Awards 1996 den Preis in der neu eingeführten Kategorie Best Rap Album.

Goldene Schallplatte

Platin-Schallplatte

2× Platin-Schallplatte

The Gunpowder Plot: Terror and Faith in 1605

The Gunpowder Plot: Terror and Faith in 1605 is a 1996 book by Antonia Fraser published by Weidenfeld & Nicolson.

The work is a history of the Gunpowder Plot of 1605. According to Fraser, it was an event that did happen (and was not fabricated by the existing government, as argued by what she refers to as ‘No-Plotters’ in subsequent historiography) though its precise nature and significance is open to historical debate. Fraser argues that there was indeed a plot, though it was rather different in type and details from the one described by a contemporary such as Sir Edward Coke.

Fraser’s opinion is that the plot represented an act of political terrorism, based on her definition of it as being “the weapon of the weak, pretending to be strong”. An alternative categorisation is that it was in fact an attempted political coup d’état which did not aim to damage the pre-existing political establishment but instead to usurp and replace it.

She also argues that few of the facts surrounding the case are unambiguous or beyond discussion, drawing in 653 references citing in excess of 276 sources to prove that multiple aspects of the plot are in fact shrouded in mystery and competing claims to authenticity. As one example, she favours the view that Robert Cecil, 1st Earl of Salisbury was responsible for the authorship of the anonymous Monteagle letter warning the Catholic Lord Monteagle to avoid Parliament on the day of the plot, rather than another figure such as Francis Tresham.

Fraser is sympathetic towards the Catholic gentry who practiced their religion in the presence of discriminatory legislation under the rule of Elizabeth I and James I, conditions that were, as one contemporary priest described, a “ruthless and unloving land” for those of the Catholic faith.

Michael Tippett

Sir Michael Kemp Tippett (Londra, 2 gennaio 1905 – Londra, 8 gennaio 1998) è stato un compositore britannico, che venne insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico, per meriti artistici, dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra.

Tippett nacque a Londra da una famiglia originaria di Inghilterra e Cornovaglia. Sua madre era una suffragetta ed egli era cugino della leader delle suffragette Charlotte Despard.

I suoi genitori, dopo aver perso la gestione di un albergo nel sud della Francia, decisero comunque di stabilirsi lì. Tippett e suo fratello rimasero in Inghilterra a studiare. Successivamente passò al Fettes College di Edimburgo, ma a seguito di alcune brutte esperienze personali si trasferì alla Stamford School. Questa circostanza, insieme alla scoperta di essere omosessuale, portarono Michael a vivere una giovinezza solitaria e molto stressante. Nonostante egli abbia rivelato subito le sue tendenze sessuali, sembra che abbia cominciato molto presto ad avere delle strane sensazioni che vennero poi trasfuse nelle sue composizioni. Prima di arrivare a Stamford, Michael non aveva avuto alcun contatto con la musica né aveva studiato specificamente alcuna materia che avesse attinenza con essa. Egli disse poi che mentre era a Stamford seguì delle lezioni di pianoforte ed ebbe modo di assistere ad un concerto diretto da Malcolm Sargent. Fu a quel punto che decise di diventare un compositore, senza sapere che cosa volesse dire e che cosa fare per diventarlo.

Si iscrisse quindi al Royal College of Music, dove studiò composizione con Charles Wood e C.H.Kitson, e il precedente studio del contrappunto ebbe una notevole influenza sul suo futuro stile compositivo. Molte delle sue opere, nonostante le sonorità molto complesse, sono essenzialmente contrappuntistiche. Al Royal College of Music studiò anche direzione d’orchestra con Adrian Boult e Malcolm Sargent. Negli anni venti, vivendo nel Surrey, si impegnò nella direzione di coro|cori dilettantistici e dirigendo in teatri d’opera locali. Successivamente cominciò ad insegnare al Morley College.

Diversamente dai suoi contemporanei William Walton e Benjamin Britten, Tippett iniziò tardi a comporre e fu severamente critico sulle sue prime composizioni. All’età di trent’anni studiò contrappunto e fuga con Reginald Owen Morris. Le sue prime composizioni mature, mostrano quanto lo avessero affascinato queste tecniche compositive.

Ex membro del partito comunista, nel 1953 uscì da esso per entrare nel partito trotskista.

Dalla metà degli anni sessanta alla fine degli anni settanta fu in rapporto con la Leicestershire Schools Symphony Orchestra, dirigendola regolarmente nelle sue esibizioni nel Regno Unito e nel resto d’Europa. Questo suo impegno fece sì che l’orchestra raggiungesse una qualità superiore ed egli portò il gruppo a creare un repertorio costituito quasi esclusivamente di musiche scritte da compositori del XX secolo. Fra i compositori le cui musiche erano eseguite si possono citare Gustav Holst, Charles Ives, Gershwin, Hindemith e molti altri compositori britannici. Sotto la sua direzione, l’orchestra, normalmente formata da ragazzi fra i 14 ed i 18 anni, suonò spesso per i concerti della BBC ed effettuò diverse registrazioni discografiche. Molti solisti inglesi ebbero le loro prime esperienze esecutive con l’orchestra diretta da Tippett.

Egli fu nominato baronetto nel 1966, ed insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 1983. Tippett continuò a comporre e dirigere anche in età avanzata e la sua opera New Year venne rappresentata per la prima volta nel 1989. Quindi compose Byzantium, un pezzo per soprano e orchestra eseguito nel 1991. La sua autobiografia, Those Twentieth Century Blues venne pubblicata nel 1991. Nel 1992 fu la volta di un quartetto d’archi. Nel 1995 il suo novantesimo compleanno venne celebrato con un evento speciale in Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada, con la rappresentazione della sua ultima opera The Rose Lake.

Nel 1996, Tippett si trasferì dal Wiltshire a Londra. Nel 1997, mentre era a Stoccolma per una retrospettiva sulla sua produzione musicale, si ammalò di polmonite. Fece ritorno a casa dove morì nei primi giorni di gennaio del 1998.

Tippett fu considerato da molti una figura minore nel panorama della musica britannica. Forse per la sua obiezione di coscienza durante la seconda guerra mondiale o per la sua omosessualità dichiarata. Il suo pacifismo e l’obiezione di coscienza gli crearono seri problemi nel corso della seconda guerra mondiale. Nel 1943, al culmine della guerra, venne chiamato davanti ai giudici e, vista la sua persistenza nell’obiezione di coscienza, condannato ai lavori agricoli in una fattoria. Poiché egli non diede seguito alla sentenza venne imprigionato per tre mesi.

Per molti anni la sua musica, scritta per voce ed orchestra, fu considerata sgradevole e quindi difficile da eseguire. Essendo un intellettuale egli mantenne molteplici interessi in letteratura e filosofia di altri paesi anche molto lontani dalla sua cultura, cosa non comune fra i compositori britannici suoi contemporanei. I libretti delle sue opere, talvolta cavillosi, riflettevano il suo interesse appassionato nei dilemmi della società umana e la forza durevole dello spirito umano.

Tippett non fu un compositore molto prolifico. Le sue opere, composte con grande lentezza, consistono in cinque quartetti d’archi, quattro concerti, quattro sinfonie, cinque opere e un piccolo numero di lavori vocali o corali. Questo composizioni possono essere catalogate in quattro distinti periodi. Il primo, dal 1935 al 1947, comprende i primi tre quartetti, il Concerto per doppia orchestra d’archi, l’oratorio A Child of Our Time (composto su suo stesso libretto dietro incoraggiamento di Thomas Stearns Eliot ed eseguito per la prima volta dal Morley College Choir) e la prima sinfonia. Questo periodo è caratterizzato da una strenua energia contrappuntistica su lenti movimenti lirici. Il secondo periodo, dal 1947 alla fine degli anni cinquanta, comprende l’opera The Midsummer Marriage, la Fantasia Concertante on a Theme of Corelli, il concerto per pianoforte, e la seconda sinfonia; questo periodo è caratterizzato da ricche tessiture e effervescenti melodie. Il terzo periodo, dagli anni sessanta agli anni settanta, vede una scrittura estremamente scarna caratterizzata da linee schematiche e semplicità di tessiture come nell’opera King Priam, il Concerto for Orchestra e la seconda sonata per pianoforte. Il quarto periodo è costituito da una ricca miscela di tutti gli stili precedenti usando temi di altri compositori fra cui Ludwig van Beethoven e Modest Musorgskij. I lavori principali di questo periodo sono la terza sinfonia, le opere The Ice Break e New Year, ed il grande lavoro corale The Mask of Time.

Pentre Ifan

Pentre Ifan er navnet på et oldtidsgods i det verdslig sognet Nevern i nordlige Pembrokeshire i vestlige Wales. Der finnes det største og beste bevarte neolittiske dysse i Wales.

Dyssen er datert til rundt 3 500 år f.Kr. og ble benyttet som en felles gravplass. De eksisterende steinene danner portalen og hovedkammeret av graven som opprinnelig var blitt dekket av en stor stein- og jordhaug som var rundt 36 meter lang. En del av steinene har blitt spredt, men minst syv av dem sto fortsatt på deres opprinnelige posisjon. Den øverste dekksteinen er 5,1 meter lang og er beregnet til å veie rundt 16 tonn. Den er delikat støttet av smale ender av tre rette steiner. Fasaden som har omgitt portalen ble bygget med forsiktig konstruksjon av en vegg med steinfylling.

Dyssen er eid og ble tatt vare på av Cadw, det walisiske byrå for historiske monumenter. Stedet er godt vedlikeholdt og det er gratis å besøke det. Det er lokalisert rundt 6 km med veg fra Newport og 17 km fra Cardigan.

Parêherouenemef (fils de Ramsès II)

Parêherouenemef (mort vers -1259), est le troisième fils de Ramsès II et le second de Néfertari. Il est reconnu par son père et les soldats comme « le premier héros de l’armée ».

Il apparaît sur les représentations du triomphe de la bataille de Qadesh et dans le petit temple d’Abou Simbel. Il n’a jamais été prince héritier, étant décédé avant ses frères aînés, vers l’an 20 du règne de Ramsès II.

Parêherouenemef, dont le nom signifie « Rê est avec son bras droit », poursuit une brillante carrière militaire et administrative que conforte sa place parmi les aînés de Ramsès II. Il porte les titres de « généralissime », de « flabellifère royal », de « chef des archers », de « capitaine des chars » et de « scribe royal ».

Une grande tombe collective a été retrouvée dans la vallée des rois, la KV5, qui comprend de multiples chapelles et tombeaux des enfants royaux de Ramsès II dont l’exploration n’est toujours pas achevée.

Culture en Charente

Le département de la Charente est une terre de tradition culturelle et littéraire.

Nous n’avons pas d’écho spécifique de la culture préhistorique autre que les divers dessins peintures et objets trouvés dans de nombreux sites en Charente : frises sculptées de chevaux, bisons et bouquetins, attribuées au Solutréen du site de Roc-de-Sers, frise de chevaux en ronde bosse attribuée au Magdalénien de l’abri sous roche de la Chaire à Calvin à Mouthiers-sur-Boëme, gravures de cervidés, chevaux, aurochs, os d’aigles gravés, lampe de grès rose, palmures de rennes gravées de la grotte du Placard à Vilhonneur, peintures de la grotte du Visage.

De l’âge du bronze nous viennent des armes et des bijoux et de l’âge du fer des trésors : la parure de la tombe des Planes à Saint-Yrieix (composée d’une torque, d’un bracelet, d’anneaux de cheville et d’une fibule) et le casque d’Agris (près de La Rochefoucauld), recouvert de plaques d’or et incrusté de corail, qui est au musée d’Angoulême.

De l’époque gallo-romaine sont arrivés jusqu’à nous les thermes de Chassenon qui sont exceptionnels, le théâtre des Bouchauds et le site de La Terne près de Luxé ainsi qu’une trentaine de villas rurales dont celle de Fouqueure et ses mosaïques de pavements, formant des tapis géométriques de mosaïques polychromes.

Les sculptures en pierre calcaire, qu’il s’agisse de chapiteaux corinthiens provenant des Bouchauds, de bas-reliefs des remparts gallo-romains d’Angoulême ou de statuettes, trouvent leur prolongement dans les sculptures romanes. De même, les lions de pierre des remparts d’Angoulême sont un sujet retrouvé jusqu’à nos jours en pierre comme en faïence.

Il y a bien une continuité dans l’art charentais.

Les hauteurs qui bordent la vallée de la Charente ont été depuis les temps les plus anciens construites d’un réseau défensif, mottes castrales puis châteaux-forts dont il ne reste souvent que le donjon carré, reconstruits ou remaniés durant la Renaissance ou plus tard (des logis ont été reconstruits au XIXe siècle sur des ruines féodales, Fontjoyeuse ou Bois-Roche par exemple). Ces châteaux ont été particulièrement nombreux à partir de Jarnac en allant vers l’aval où chaque commune a ou eut un château voire plusieurs (en ne prenant en compte que les bâtiments classés)

Ce sont surtout des donjons défensifs :

Mais aussi des châteaux dont les moins remaniés ensuite sont :

Les châteaux du XVe siècle annoncent la Renaissance

Il est marqué par des châteaux, des modifications de logis avec rehaussement des charpentes pour former de hautes toitures d’ardoises. Il est aussi marqué par la richesse du patrimoine rural avec les portails charentais sculptés, les fontaines et les tombes, toute une statuaire régionale spécifique.

Aux XIe et XIIe siècles chaque village va construire une église romane dont beaucoup sont parfaitement conservées. Les plus anciennes sont très sobres. La pierre calcaire se prête à la sculpture aussi bien les chapiteaux souvent par des feuillages, des feuilles d’acanthe, que les voussures souvent par de simples motifs géométriques. Les formes géométriques, les spirales, les animaux fantastiques de ces bas-reliefs reprennent un fond culturel local identique aux productions des siècles antérieurs.

Plusieurs églises ont des cryptes à chapiteaux sculptés, telle celle de Saint-Georges de Richemont.

Abbatiale de Saint-Amant-de-Boixe

Église de châteauneuf-sur-Charente.

L’église Saint Vivien de Cherves-Richemont

attaque des chevaliers, commanderie de Cressac

Les fresques de Cressac sont tout à fait exceptionnelles : ce sont les scènes de la victoire des croisés et de l’armée franque de Hugues le Brun de Lusignan et de Geoffroy Martel (frère de Guillaume Taillefert comte d’Angoulême) sur les Sarrasins menés par Nourreddine, dans la plaine de la Bocquée, en 1163. L’église Saint-Romain de Chassors a conservé au niveau du chœur, une partie de ses fresques gothiques, du XVe siècle, et les églises Saint-Sigismond de Saint-Simon et Saint Martin de Graves-Saint-Amant comportent aussi des fresques.

Les véritables sculptures sont assez rares: cavalier à Châteauneuf-sur-Charente, frises de l’église Saint-Martin de Gensac-la-Pallue pour citer les plus connues.

La lanterne des morts de Cellefrouin est un exemple exceptionnel de l’architecture de cette époque. Les autres sont à Brigueuil, Pranzac et Angoulême (vestiges pour cette dernière).

Le département de la Charente est traversé du nord au sud par la frontière linguistique oc/oïl (enquête de Tourtoulon et Bringuier, 1873, rééditée en 2004) : le saintongeais à l’ouest et au sud, et le poitevin au nord-ouest) (les deux variétés du Poitevin-saintongeais) , et l’Occitan (dans sa variété le limousin) à l’est.

Le poitevin-saintongeais dans ses deux variétés :

La zone d’oïl, domaine du poitevin-saintongeais, est elle-même partagée entre une grande zone linguistiquement saintongeaise et une petite zone linguistiquement poitevine, comme nous le confirment :

Cette bi-partition de la zone d’oïl se retrouve d’ailleurs dans d’autres cadres que strictement linguistiques comme nous le dit Léo Ganachaud (d’Ambérac) : « La région de Ruffec a plutôt les coutumes poitevines que charentaises, et là, pas de bons repas sans qu’au dessert arrive le tourteau fromageou. »

Le saintongeais concerne la zone ouest et sud, bien plus étendue (qui comprend Chalais, Barbezieux-Saint-Hilaire, Angoulême, Jarnac, Cognac). Le patois charentais est une appellation à laquelle certains sont attachés, pour désigner le saintongeais.

Localement, certains mots sont passés totalement dans le langage courant : cagouille et since par exemple et les expressions Quétou qu’olé ? et Abeurnoncieau ! (ab renoncio, extrait du rituel baptismal : « Je renonce à Satan, etc. ») sont connues de tous.

Auteurs d’expression saintongeaise de Charente les plus connus :

Un petit dernier :

Dans le département d’à côté (Charente-Maritime) se trouvent des productions d’expression saintongeaise dont le rayonnement atteint largement la Charente : contes et chansons de Goulebenéze, et les derniers en date : les Binuchards et leur rock charentais (Olà buffé est connu de tous). Ces chansons et cette littérature sont caractérisées par leur côté satirique. Le Charentais se moque de lui-même et fait des compliments à l’envers (il a oublié d’être sot).

Le poitevin qui concerne la petite zone nord-ouest, (qui comprend la majeure partie du Ruffécois : cantons deVillefagnan, Ruffec, ouest de celui de Mansle, nord de celui d’Aigre; plus le petit secteur d’oïl de la bordure ouest du Confolentais : Le Bouchage, et Pleuville – en partie -). Le patois charentais est une appellation à laquelle certains sont attachés, pour désigner le poitevin de ce secteur.

Quelques auteurs d’expression poitevine de Charente :

Auteurs utilisant le parler de la zone de transition entre saintongeais et poitevin du sud du Ruffécois :

L’occitan (dans sa variété le limousin) :

À l’est, la zone comprenant Aubeterre, Villebois-Lavalette, Montbron, La Rochefoucauld, Saint-Claud, Champagne-Mouton, zone de Confolens connue sous le nom de Charente limousine (Charanta Lemosina) appartient au domaine de l’occitan ou langue d’oc (sous la variété du nord-occitan et plus précisément du limousin). Elle se situe à la frontière nord-ouest de l’Occitanie. La Charente Limousine n’est que la partie nord-est de la zone où le limousin est parlé en Charente. Quelques mots d’occitan de cette partie de la Charente: Coma vai quò ? : Comment ça va ? et Qu’es quò ? : Qu’est-ce que c’est ? (équivalent du « Qu’es aquò ? » en occitan du sud). Et une chanson traditionnelle connue en Charente Limousine : Lo Turlututú, L’autre mandin, me permenava tot lo long deu boisson, quand rencontrí una bargiera que gardava sos motons…

Un auteur d’expression occitane limousine de Charente :

Un auteur utilisant le parler de la zone de transition entre occitan limousin et poitevin de Charente :

Rigaut de Barbezieux et Jordan Bonnel sont deux troubadours de la fin du XIIe siècle

La Charente était un terre gauloise, profondément imprégnée des croyances enseignées par les druides. Certaines fêtes se sont perpétuées comme le brin d’aillet du premier mai et l’offrande de gui au nouvel an. Le poète Mellin de Saint-Gelais en parle fort élégamment:

…Je vous envoie un brin de guy de chesne;
N’estes vous pas richement estrennée
Ceste façon d’en donner n’est pas née
De moy premier; les vieux druides sages…

Les cornuelles, galettes triangulaires symboles du sexe féminin et les pines fourrées de crème restent les gâteaux traditionnels qui fêtent le printemps et le retour de la fécondité.

Après s’être romanisée en acceptant les nouvelles divinités, la Charente s’est christianisée tardivement à partir de la fin du IVe siècle, avec des moines, des ermites et des saints locaux, saint Cybard, saint Amant, saint Claud, saint Groux, saint Fraigne qui ont donné leur nom à des villages. La foi est « édifiante », abbayes et églises vont être spécifiques de l’art statuaire régional avec de nombreux frontispices qui constituent une catéchèse iconographique. Et les chemins de Saint-Jacques-de-Compostelle vont apporter avec les pèlerins innovations et nouveautés culturelles.

La Charente a été une terre de Réforme dès le séjour de Calvin en 1533, ce qui a eu plusieurs conséquences, une augmentation de la population sachant lire (obligation pour les réformés) puis du fait de l’émigration la création de liens familiaux à travers le monde.

Le début du XXe siècle verra une très forte implantation de la franc-maçonnerie.

La cour de Cognac a existé sous Charles de Valois et Louise de Savoie puis leur fille Marguerite d’Angoulême qui a écrit des poèmes et des contes moraux. Octavien de Saint-Gelais poète faisait partie de cette cour dans sa jeunesse, ainsi qu’Élie Vinet, humaniste, traducteur et historien. En ont fait aussi partie Étienne Pasquier, juriste connu pour ses travaux historiques et Nicolas Pasquier son fils épistolier prolifique .

Charles de Valois amateur de livres et qui nous a laissé Les Travaux et les jours Heures de Charles, comte d’Angoulême a encouragé très tôt des imprimeurs. L’atelier typographique d’Angoulême créé vers 1488, qui sort en 1491 des Auctores octo est aussi protégé ensuite par Octavien de Saint-Gelais devenu évêque d’Angoulême. Les récits de retour de voyage de deux prêtres cordeliers y ont été édités ce qui a fait progresser les connaissances en géographie de l’époque : Le voyage itinéraire de outre-mer (d’Angoulême au Caire) de Jean Thénaud et les écrits d’André Thévet qui fut ensuite nommé cosmographe et historiographe de roi.

Octavien de Saint-Gelais a édité des poèmes, Marguerite d’Angoulême des chansons, des poèmes et des épitres, dits et histoires. Les écrits de Mellin de Saint-Gelais sont aussi venus jusqu’à nous, tout comme les poésies du roi François Ier.

Un peu plus tard, à Angoulême Paul-Thomas de Girac après ses père et grand-père et Gabriel de La Charlonye ont écrit des poèmes et Jean Bastier de la Péruse (né en 1529 à La Péruse) des poèmes mais aussi une des premières tragédies jouée en France, Médée.

Paul-Émile Albert (Cognac 1795-Cognac 1876), avocat, a publié des traductions et des poèmes : Essais poétiques, mais il est surtout connu pour avoir légué sa bibliothèque à la ville, 7000 ouvrages qui constituent un fond inestimable. C’est à la même époque (1848) qu’Alfred de Vigny se retire au Maine-Giraud et que Paul Déroulède passe les vacances scolaires puis sa convalescence (à partir de 1874) à Gurat au manoir de Langely et qu’il écrit ses premiers chants du soldat. Eutrope Lambert (Jarnac 1842-1910) est poète et un peu plus tard, (en 1877) François Porché, poète, essayiste, homme de théâtre naît à Cognac.

Jean-Henri Burgaud des Marets, le linguiste et patoisant (Jarnac 1806 – Paris 1873) auteur de fables est le précurseur des écrivains patoisants Goulebenéze, le barde charentais, et Odette Comandon, auteur, actrice et conteuse.

Au XXe siècle, il faut signaler la revue La Tour de Feu (149 numéros de 1933 à 1981) fondée et animée par Pierre Boujut, le poète-tonnelier de Jarnac (1913-1992), auteur d’une Célébration de la barrique. La Tour de Feu, « revue internationaliste de création poétique », pacifiste et libertaire, a notamment publié des cahiers spéciaux consacrés à Lanza del Vasto, Henry Miller et Antonin Artaud. Elle a également accueilli les textes de nombreux poètes, en particulier ceux du Charentais Daniel Reynaud (Barbezieux 1936- Saint-Simon 2001). En 1982, naît La Nouvelle Tour de Feu, mais cette revue n’est plus charentaise et son directeur disparaît en septembre 2011. Par ailleurs, l’association Les Amis de Pierre Boujut et de la Tour de Feu, créée en 1996, a publié, au fil des années, douze rééditions des anciens numéros de la revue originelle, et cessé ses activités en 2011, depuis la mort de son dernier président, Michel Boujut.

Toujours au XXe siècle, à Cognac, Andrée Marik (Andrée Descamp) a fondé l’atelier poésie. Elle a publié des recueils de poésie, des livres culinaires dédiés aux spécialités charentaises et Charentes… j’écris ton nom, l’anthologie des poètes et des poèmes charentais.

Cette anthologie nous fait découvrir que de Rigaut de Barbezieux à Madeleine Chapsal, de Jean-Henri Burgaud des Marets à Pierre Boujut, la Charente a toujours eu, au long du temps, ses poètes, connus ou inconnus.

Gabriel de La Charlonye a aussi écrit des études historiques et Nicolas Jacques Bernard de Javrezac une Entière description de la ville de Cognac en 1625.

Le département est couvert par un réseau de petites bibliothèques tenues le plus souvent par des bénévoles, qui sont approvisionnées par le fond du Service Départemental de la Lecture du Conseil Général. Des bibliothèques-médiathèques se sont ouvertes dans les villes et même dans des localités de moins de 3600 habitants comme Châteaubernard ou Cherves-Richemont.

Les bibliothèques d’Angoulême et de Cognac possèdent, à la suite de donations, un fonds remarquable, de livres et documents des XVIIe et XVIIIe siècle. Les archives départementales renferment des trésors, certains consultables, et au 2e étage de la bibliothèque de Cognac est installé un petit service d’archives.

Les manifestations sont soit le fait de festivals comme le Festival de Confolens, Musiques Métisses ou Blues passion, soit des programmations régulières comme celles de West Rock, soit des salles qui ont un programme alternant musique danse et théâtre comme le27 à Rouillac, le théâtre de Cognac et de nombreuses autres salles. Il est difficile de décrire ce foisonnement d’initiatives.

Le conservatoire de Cognac et l’école nationale de musique d’Angoulême ainsi qu’une multitude de cours à l’initiative des municipalités ou d’associations initient à tous types de musiques.

La musique classique est très représentée avec Musique en Valois et la musique plus ancienne est jouée pour Le chant des pierres

West Rock programme régulièrement des groupes

Actuellement les groupes musicaux locaux sont nombreux, Barick arythm (percussion), Kétoukolé (rock), The golden beloxes band (band), Don diégo (musique métissée)…

Les festivals donnent des plateaux à des musiques très variées et typées.

Enfin des chanteurs connus sont programmés en salle ou lors des grands rassemblements (foires expositions par exemple)

Le théâtre est représenté par le Théâtre d’Angoulême, l’Avant-scène à Cognac et de nombreuses initiatives locales comme le théâtre en action ou le théâtre des Borderies.

De la danse classique à la danse africaine en passant par la danse traditionnelle charentaise les cours sont nombreux, et de tous types : associatifs, municipaux et autres.

Les spectacles sont soit des festivals comme celui de Confolens pour la danse folklorique, soit des programmations dans diverses salles, souvent de tournées régulières.

Coup de chauffe à Cognac est un important festival des arts de la rue.

De nombreux peintres sont nés ou ont vécu en Charente au XIXe siècle et sont exposés aux musées de Cognac et d’Angoulême. Mais leur notoriété n’a guère dépassé le département : Sydney Georges et Samuel Arbouin, paysagistes, Jules Jean Balmette, portraitiste, Léonard Jarraud et ses scènes paysannes, Henry Daras peintre symboliste, Pierre Albert Birot peintre et sculpteur et le sculpteur Raoul Verlet (qui a réalisé le monument de Carnot à Angoulême) sont les plus connus.

Au XXe siècle les peintres charentais connus sont plus nombreux :

Lucie Valore (Lucie Veau) née à Angoulême en 1878 y a vécu quelque temps avec Maurice Utrillo juste après leur mariage. Elle a peint des portraits, des paysages et des natures mortes

Georges Valmier (Angoulême 10/04/1888-Paris 23/03/1937) est un cubiste d’une certaine notoriété.

En 1896, un groupe de peintres crée “Les Amis des Arts” le club de peinture cognaçais. Ce groupe s’est constitué autour de René Herisson (Cognac 24/05/1857-04/01/1940) poète et peintre animalier renommé. Le plus connu est l’aquarelliste Georges Maresté dit Géo (28/07/1875-04/10/1940). Un autre aquarelliste, Pierre Viaud né à Angoulême en 1934 a écrit en 1996 Cent ans de vie artistique à Cognac

À la suite des « Amis des Arts », la palette cognaçaise est créée en 1953 et relancée en 1978.

Sur Cognac les expositions Poésies-Peintures débutées en 1970 prolongées sous d’autres formes mettent en lumière l’existence de nombreux peintres charentais tels Jacques Narceau.

Des faïenceries ont existé à partir du XVIIIe siècle avec deux sortes de productions : de la vaisselle courante et de très belles pièces polychromes

Les premiers ateliers à Angoulême et à Cognac produisent de la faïence blanche décorée, ce sont les “faïences à fleurs”, puis des faïences patriotiques.

Les très belles pièces de faïence polychrome ont des pieds et anses travaillés, torsadés ou formés de reliefs de feuilles et de fruits.

Créées en 1881, les faïences d’art d’Angoulême Renoleau sont la production d’un créateur admirateur de Bernard Palissy et d’un chef d’entreprise dont les ateliers produisent tous types de produits, vaisselle art nouveau, grès, « genre Palissy. » Les lions en faïence sont à comparer avec les sculptures de lions depuis l’époque gallo-romaine.

Les décors traditionnels sont toujours produits en charente

Les musées sont à Angoulême

et à Cognac :

Kvik Halden Fotballklubb

Kvik Halden Fotballklubb (stiftet 19. juni 1906 som Fotballklubben Kvik Fredrikshald) er en norsk fotballklubb fra Halden. Klubben ligger i 2. divisjon og spiller sine hjemmekamper på Halden Stadion. Drakten har røde og hvite vertikale striper, mens buksene er blå. På vinterstid har Kvik Halden de fleste treninger på det nyanlagte kunstgressanlegget på Strupe.

På slutten av 1800-tallet fantes det flere fotballklubber i Halden, eller Fredrikshald som byen den gang het. I 1904—05 dannet alle klubbene i byen Halden Idrætsforening. Når den foreningens hovedfokus ble rettet mot friidrett, etablerte de fotballinteresserte medlemmene Fotballklubben Kvik Fredrikshald 19. juni 1906 på Os i Halden, og Edvard Sem jr. ble valgt til formann.

Klubbens glansdager var i 1910- og 1920-årene, da Kvik var et av Norges beste lag, og hadde flere landslagsspillere i sine rekker. Kvik ble Norgesmestre i 1918, etter ha slått Brann 4–0 på Marienlyst i Drammen. I tillegg spilte klubben cupfinaler i 1915 og 1922, begge endte med tap mot Odd. I samme periode nådde klubben semifinalen i 1913, 1916, 1917, og 1927.

Etter etableringen av nasjonalt seriespill (Hovedserien) i 1948, har Kvik aldri spilt høyere enn nest øverste nivå. Dette gjør Halden til den nest største byen i Norge (bak Arendal) som aldri har hatt en klubb i toppdivisjonen i fotball for menn. Det nærmeste klubben har vært en plass i toppdivisjonen var i 1951, da den spilte kvalifisering om opprykk, men tapte. Siden har Kvik for det meste spilt på tredje og fjerde nivå, men hadde en liten renessanse på 1980-tallet med seks strake sesonger i den nest øverste divisjonen i årene 1980—85, samt en snarvisitt i 1988.

I 1997 slo Fotballklubben Kvik Halden seg sammen med Halden Fotballklubb og dannet dagens fotballklubb, Kvik Halden Fotballklubb. Hjemmedrakten er tatt fra Kvik Halden sin originale drakt og bortedrakten er tatt fra Halden Fotballklubb sin originale drakt.

I 2005-sesongen rykket Kvik ned fra 2. divisjon, og spilte deretter fem år i 3. divisjon. Klubbens tredje opprykkskvalifisering på fire år endte i et skuffende tap 24. oktober 2009 — da haldenserne røk ut på bortemål mot Vestfold-laget Ørn Horten. I 2010-sesongen lyktes de endelig. Kvik Halden vant igjen sin 3. divisjonsavdeling, og i opprykkskvalifiseringen slo laget ut Eik-Tønsberg og rykket opp til 2. divisjon. Returen til 2.divisjon endte med 5.-plass i både 2011, 2012 og 2013, en 10.-plass i 2014 og en 3.-plass i 2015. I 2015 spilte Kvik fjerde runde i NM for første gang siden 1937.


Borgar · Borgen · Fredrikstad 2 · Kråkerøy 2 · Kvik Halden 2 · Moss 2 · Rakkestad · Råde · Sarpsborg FK · Selbak · Sparta Sarpsborg · Tistedalen · Trosvik · Ås

Torrey DeVitto

Torrey Joel DeVitto (Huntington, 8 giugno 1984) è un’attrice e modella statunitense.

Figlia di Mary e Liberty DeVitto, batterista di origine italiana di Billy Joel, ha due sorelle, Devon e Maryelle. Frequenta la Fort Salonga Elementary School e, all’età di sei anni, comincia a prendere lezioni di violino. Dopo essersi diplomata alla Winter Park High School a Winter Park in Florida, trascorre l’estate in Giappone lavorando come modella.

Inizia la sua carriera apparendo in alcuni spot televisivi e firma un contratto con due agenzie di moda, ma, nel 2002, decide di seguire il suo sogno di diventare attrice. Nello stesso tempo, coltiva la sua passione per la musica e suona il violino con la “Tommy Davidson Band” al Sunset Room a Hollywood. Nel 2004 si esibisce anche nell’album di Raphael Saadiq, Ray Ray.

Partecipa ad alcune serie televisive come Dawson’s Creek, Scrubs – Medici ai primi ferri, Jack & Bobby e debutta sul grande schermo con il cortometraggio Starcrossed. È spesso ricordata per il suo ruolo ricorrente nella serie televisiva One Tree Hill nei panni della babysitter Carrie che ha cercato di rapire il figlio di Nathan e Haley. Nel 2010 entra nel cast di Pretty Little Liarsnel ruolo di Melissa Hastings. Nel 2012 recita nella terza stagione di The Vampire Diaries, impersonando Meredith Fell, una giovane che lavora come medico attratta da Alaric Saltzman. Nel 2015 entra a far parte del cast principale della serie televisiva Chicago Med interpretando la parte della dottoressa Natalie Manning.

Nel 2011, DeVitto si è sposata con il collega attore Paul Wesley durante una cerimonia privata a New York. Nel 2013 i due hanno divorziato.

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Torrey DeVitto è stata doppiata da:

Altri progetti

Giovanni Antonio Cassitto

Giovanni Antonio Cassitto del patriziato di Ravello, conte di Ortenburg (Bonito, 18 aprile 1763 – Bonito, 26 giugno 1822) è stato un patriota, scrittore e filologo italiano.

Figlio di Romualdo e Saveria Miletti e fratello di Luigi Vincenzo Cassitto e Federico Cassitto nacque a Bonito il 18 aprile del 1763 da nobile famiglia ove era vivissimo sia l’interesse per la cultura grazie a suo padre, direttore degli scavi di Aeclanum, e sia per la politica tant’è che i suoi fratelli – Salvatore, Giulio e Francesco Paolo, furono protagonisti di primo piano nel moti carbonari del 1820 in Daunia e nella provincia di Capitanata.

Come i fratelli Luigi Vincenzo Cassitto, eminente teologo, e Federico Cassitto, economista e storico, anche Giovanni Antonio compì gli studi nel seminario di Ariano avendo come precettore Michele Camerino della Regia Università di Napoli e approfondendo svariate discipline tra cui lingua e letteratura ebraica, greca, italiana e latina; successivamente, a Napoli, studiò filosofia sotto la guida di Antonio de Martiis, e quindi giurisprudenza con Marino Guarini e Giuseppe Vario de Rosa.

La sua carriera si svolse quindi in ambito giuridico e soprattutto letterario quale protagonista dell’Illuminismo meridionale, me ebbe anche una parentesi politica nel controverso periodo legato ai fatti del 1799.

In gioventù, durante gli studi a Napoli, Cassitto si appassionò alla lezione dei padri dell’illuminismo italiano quali Beccaria, Genovesi e Filangieri dando alle stampe alcune opere in linea con tale corrente di pensiero (De origine dell’idolatria e della superstizione, Del fanatismo e della vera libertà, Delle tradizioni di tutti i popoli riguardo agli spiriti, Pensieri politici sulla povertà e modo di diminuirla nel nostro Regno).

Nel 1780, a 17 anni, pubblicò poi un saggio su Epiteto e Confucio, mentre nel 1783, appena ventenne, diede alle stampe le Observationes de delicti et poenis ed altre opere che ricevettero l’approvazione di Gaetano Filangieri.

Traduttore di Saffo, Alceo, Orazio ed altri autori classici quali Fedro e Stazio, ne pubblicò ed illustrò le opere in numerosi saggi, ma di particolare interesse fu la sua scoperta e relativa traduzione di favole di Fedro, rinvenute nel Codice Perottino e trascritte con l’aiuto del fratello Luigi Vincenzo Cassitto.

Tradusse inoltre Anacreonte in dialetto napoletano, si interessò di antichi monumenti, di grammatica e numismatica e formulò le prime teorie sulle origini del nome del paese natio.

Avvocato, curò varie importanti dispute tra cui quella che vide coinvolta la sua stessa famiglia, della quale rivendicò l’antica nobiltà e il diritto dell’iscrizione al patriziato di Ravello.

Tra il 1780 e il 1785, dopo la morte del padre, tornò a risiedere a Bonito – di cui fu sindaco tra il 1795 ed il 1797 – conservando vivo il suo spirito patriottico già manifestato nel 1790 in occasione della visita dei sovrani ad Ariano, ove li accolse con entusiasmo pubblicando due mesi dopo l’operetta Feste Arianesi, narrando la viva commozione della popolazione irpina per l’evento e scrivendovi tra l’altro: «II nostro amore verso gli attuali Regnanti vince ogni esempio, e crediamo di non saper meglio impiegare i nostri affetti, che per loro».

Tuttavia più tardi – quando le disillusioni sociali verificatesi nel Regno nel corso degli anni novanta crearono un insanabile distacco tra la monarchia e la maggior parte degli illuministi napoletani – Cassitto prese arte attiva agli eventi legati alla Repubblica Napoletana del 1799 e divenne il più deciso seguace del nuovo ordinamento sociale e politico, assumendo nel paese natio l’incarico di presidente della Municipalità repubblicana.

II suo autentico fervore lo indusse a considerare la rivoluzione soprattutto come rivoluzione dei costumi e della morale, nonché primo passo verso una completa rivoluzione politica e quindi delle strutture economiche del Regno, mentre dinanzi all’albero della libertà, da lui stesso piantato nella piazza del paese, esclamò: “Viva la libertà, l’eguaglianza e la Repubblica”, ordinando quindi ai concittadini di non rivolgersi più a lui più col titolo nobiliare.

Le gesta di Giovanni Antonio Cassitto non vennero però affatto favorevolmente accolte a causa del rispetto e ammirazione di cui i sovrani godevano ancora a Bonito e ad Ariano e di conseguenza la caduta della Repubblica Napoletana ebbe gravi ripercussioni sia sulla sua persona e sia sulla propria casa che fu saccheggiata, tant’è che nel volume La Rivoluzione del 1799 nella Provincia di Avellino si legge: «nel palazzo Cassitto non è fatta salva cosa alcuna: sono portati via persino gl’infissi, gli uscì delle porte, e le imposte delle finestre; il resto è dato alle fiamme».

Per essere stato il promotore ed il sostenitore della Repubblica Napoletana, Cassitto patì il carcere e pagò anche con il sequestro dei beni quale “reo di Stato” con provvedimento del 17 febbraio 1800, ma poi, per l’influenza a corte della sua famiglia, riuscì a rientrare in possesso di alcune proprietà nei tenimenti di Bonito, Grottaminarda e Apice.

Dopo i rivolgimenti politici del 1814-15, nonché per motivi di salute, Giovanni Antonio Cassitto si stabilì definitivamente a Bonito ed ivi trascorse gli ultimi anni di vita dedicandosi all’attività legale e ai suoi studi che compresero la compilazione di un Dizionario Osco-Sannitico, alcune favole – le Fabulae Cassittiane – nonché la traduzione delle Selve di Stazio che gli valsero il premio dall’Accademia Ercolanese, del quale ne richiese inizialmente soltanto la metà, rifiutandolo poi del tutto.

Alla duchessa di Mudersbach scrisse in quell’epoca: «Imitator degli esempli de’giureconsulti Gallo Aquilio e Labeone io mi vivo solitario i miei giorni godendo le dolcezze purissime ed ineffabili de’ prediletti miei studi».

Gravemente ammalato e sentendo vicina la morte, pregò amici e parenti – nonché l’unico suo figlio Romualdo Maria – di pubblicare postume numerosissime sue opere ancora inedite, che ne testimoniano la straordinaria e vastissima cultura comprendendo saggi di poesia e letteratura latina, giurisprudenza, botanica, chimica e storia dell’arte, e tra cui si ricordano: Spicilegium juris, Nuovo sistema del diritto di natura e delle genti, De Vita Christi-poema in giambi, Illustrazione dei vasi greci del museo Rainoni, Delle prime colonie italiche, Fedro storico politico, De’ primi abitatori di Napoli e Pozzuoli, Manuale medico economico pe’ campagnoli, Le opere di Tacito volgarizzate, Le poesie di Catullo, Tibullo e Properzio tradotte in italiano e napoletano, Antologia latina, Le opere di Cornelio Severo tradotte, La Cassandra di Licofrane tradotta in versi, Nuovo sistema cronologico, De’primi abitatori di Partenope, Il Satirico di Petronio tradotto e commentato, Dissertazione Fedriane in volumi 8, Il Rudente di Plauto trasportato in dramma giocoso, Commentarj critici sulle Odi Oraziane, Su vari mostruosi innesti riusciti sugli alberi, Raccolta metodica di segreti per la gente di campagna comprovati colla pratica e colla chimica applicata, Le odi di Epodo di Orazio in verso italiano, De vita Pulcinelli, Giambi latini e moltissimi consulti legali.

Poco prima di morire all’età di 59 anni dettò al nipote Dionisio Cassitto, figlio del fratello Federico Cassitto, l’illustrazione di un passaggio della Guerra di Cesare finché – come scrisse il germano Federico – «il leggerissimo sonno lo rapì in eterno. E sonno fu la morte….senza stento, senza agonia; talché sulle prime lo credemmo svenuto».

Il nipote Luigi Cassitto fu poeta e apprezzato umorista.

« Tal sospirando su romito colle
questo saggio si ascose, e di sua mente
diè chiare prove, e premio alcun non volle.

Pugnò da forte, e non curato ei visse.
E forse or si fa bello alcun sapiente,
con indefessa man di quanto ei scrisse». »